Global strike for future – i giovani e il clima

“Global strike for future” il movimento globale di giovani che gridano a gran voce: “Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi”.

Il 15 marzo scorso in oltre 100 Paesi, ragazzi di tutte le età hanno manifestato nelle principali piazze per sensibilizzare politici e non sul problema del clima, sempre più grave e sempre senza risposte. I giovani sono stanchi di parole e vogliono fatti, ormai coscienti che dalle scelte degli adulti di oggi dipenda il loro futuro.

I giovani si muovono concretamente e concretamente vogliono risposte.

Greta Thunberg e #FridaysForFuture

Sono stati migliaia gli studenti che hanno aderito al Global Strike For Future, lo sciopero mondiale per la salvaguardia del pianeta, caldeggiato dal movimento #FridaysForFuture e lanciato dalla 16enne Greta Thunberg, attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. La giovane è divenuta famosa per le sue manifestazioni davanti al Riksdag a Stoccolma, in Svezia, con lo slogan Skolstrejk för klimatet, «sciopero della scuola per il clima».

Il suo messaggio è stato recepito da giovani e meno giovani e ben presto sono stati in tanti a mobilitarsi per seguire le sue orme.

I giovani e il clima

Oggi siamo abituati a pensare ai giovani come vittime predilette della nuova tecnologia, perennemente incollati a smartphone e dipendenti dai social, ma la grande manifestazione del “Global strike for future” ci ha ampiamente dimostrato che le cose non stanno così e che i ragazzi sanno mettersi in gioco in prima persona e che sono assai sensibili alle cause importanti. Quelle che gli adulti di oggi e di ieri hanno finto di non vedere e che hanno sottovalutato.

I giovani lottano per il clima, dimostrando di essere in grado di gestire e utilizzare i social e il web non solo per divertimento, ma anche per informarsi, per organizzarsi, per far fronte comune quando serve: queste manifestazioni globali hanno utilizzato proprio la rete per trovare adesioni: una buona causa divenuta virale.

Il social per salvare il pianeta

I social si sono ancora una volta dimostrati strumento principe per la diffusione di notizie e come luogo di confronto.

Con tutti i suoi pro e contro.

Parlare di clima, infatti, diventa controverso, proprio perché le informazioni che passano attraverso il web rischiano di essere parziali, tendenziose, se non addirittura manipolate, spesso creando all’interno della stressa causa opinioni contradditorie che rischiano di inficiare i risultati.

Controllare le informazioni non sempre è facile, anche perché l’impressione è che il web, di per sé possa essere considerato una fonte autorevole, ma non è sempre così.

Se dunque da un lato i social network consentono la connessione tra le persone i movimenti sociali devono avvalersi di una logica di connessione tra loro, al fine di generare una reale “teoria del cambiamento” da proporre ai governi.

L’impatto dei fake sull’attivismo ambientale

Se da un lato le notizie che passano in rete possono divenire un punto di partenza per una vera campagna di sensibilizzazione verso i problemi dell’ambiente, e permettere agli utenti di avere un quadro globale della situazione, accedendo a informazioni che altrimenti non avrebbero mai potuto ottenere, il web ha anche un secondo aspetto, più oscuro e controverso, che è quello delle fake news, informazioni tendenziose, errate e fuorvianti, costruite per molteplici scopi.

Le fake news hanno come primo obiettivo quello di diventare virali, magari spacciando notizie particolarmente eclatanti (e false), costruite per attirare click dagli utenti; come secondo, quello di confondere gli utenti, fuorviarli e rendere la loro soglia di incredulità più alta.

Nel caso dei problemi climatici, è stato così, per esempio a causa di una fake news che mostrava terribili immagini del ritiro dei ghiacci, con scenari quasi apocalittici, ma… completamente falsi.

Dalla rete alle piazze

I giovani, però, sono usciti dalla rete e sono scesi nelle piazze, per avere risposte dagli esperti e dai politici.

I ragazzi sono coscienti che c’è da cambiare il sistema, non il clima, e il problema è urgente: è adesso che bisogna trovare le strategie giuste per il cambiamento, perché il pianeta non ha più tempo.

Dai dibattiti on line agli striscioni, il passo non è stato né breve né facile, ma è stato fatto. Ora però bisogna continuare a camminare.

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